Come assumere un lavoratore domestico

Ultimo aggiornamento: 02.12.20

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In questa categoria si includono tutte le professioni utili al funzionamento della vita familiare, comprese colf, badanti, cuochi, autisti o babysitter

 

Chi decide di servirsi dell’aiuto di una persona che, dietro compenso, si occupi delle mansioni relative alla cura della casa o della famiglia ha l’obbligo di dichiararne all’Inps l’assunzione. Questo perché altrimenti si potrebbe incorrere a pesanti sanzioni. Ma soprattutto perché così si riconoscono all’impiegato diritti e doveri che rendono il rapporto lavorativo più trasparente ed efficace.

Infatti, la famiglia che assume un lavoratore domestico a qualsiasi titolo, che si occupi della cura di un familiare invalido, della pulizia degli ambienti, di cucinare o badare ai bambini, sottoscrive anche un’assicurazione sul lavoro. È l’Inps a comunicare l’assunzione agli uffici preposti, compreso l’Inail che interviene in caso di incidenti sul lavoro. 

Inoltre, al lavoratore vengono riconosciuti i diritti legati ad anzianità, giorni di riposo e indennizzi che assicurano una conduzione del lavoro in condizioni dignitose e nel rispetto dei diritti individuali. Infine, il pagamento regolare dei contributi per il collaboratore domestico danno diritto al datore di lavoro di beneficiare di agevolazioni fiscali.

 

La stipula del contratto

Così come avviene per i lavoratori dipendenti assunti da un’impresa o da un professionista, anche per i collaboratori domestici deve essere redatto un contratto accettato da entrambe le parti. Alcuni aspetti del contratto sono stabiliti dal legislatore che ne determina la validità dell’accordo solo se si rispettano determinati parametri.

Il contratto va comunicato all’Inps e non al centro dell’impiego come avviene nel caso delle assunzioni di dipendenti più strettamente legate all’ambito professionale. Sarà l’Inps a comunicare agli uffici competenti l’avvenuta assunzione e la stipula del contratto tra le parti. In questo modo, il lavoratore è anche tutelato dal punto di vista della sicurezza sul lavoro perché riceve assistenza da parte dell’Inail in caso di infortunio.

Nel contratto vanno specificate, oltre alle condizioni lavorative, anche il tipo di servizio che deve prestare il lavoratore. In particolare è importante specificare l’orario in cui verranno svolte le mansioni dell’impiegato, con maggiore attenzione nei confronti della convivenza e della possibilità e l’eventuale frequenza del lavoro notturno. In particolare questo vale per le badanti che prestano servizio di assistenza alla persona invalida.

È importante stabilire nel contratto se il lavoro presso la famiglia viene svolto oppure no in regime di convivenza e se l’orario è a tempo pieno o parziale.

Happy family cleans the living room. Mother and daughter do the cleaning in the house. A young woman and a little child girl dusting. family housework and household concept.

Qual è lo stipendio adeguato

Per i lavoratori domestici esistono dei livelli retributivi stabiliti per legge che vanno rispettati in base a determinate condizioni. A questi vanno aggiunti gli indennizzi per il vitto e l’alloggio se dovuti e i contributi da pagare direttamente attraverso gli specifici canali istituzionali.

Ci sono quattro livelli di inquadramento per le colf, a ciascuno di questi corrisponde anche il livello detto S o super. Quindi i livelli sono A e AS, B e BS, C e CS, D e DS. Al primo livello corrisponde il grado di esperienza più basso, oppure il minor grado di autonomia nello svolgimento della propria mansione. A questo primo livello corrisponde il salario orario minimo. 

Questo sale man mano che aumenta l’anzianità del lavoratore o la sua autonomia nello svolgere il proprio compito senza bisogno di un controllo diretto da parte del datore di lavoro. Il salario minimo previsto per le diverse fasce e livelli professionali va da un minimo di 4,62€ l’ora fino a un massimo di 8,21€ l’ora al di sotto del quale non è possibile stabilire un compenso.

 

Come si calcolano i contributi da versare al lavoratore

L’Inps non si incarica solamente di aprire la posizione assicurativa a favore del lavoratore, ma è responsabile dell’invio periodico degli avvisi di pagamento al datore. Questo è tenuto al versamento periodico dei contributi che deve al lavoratore che ha assunto per svolgere i servizi di assistenza domestica.

I contributi vengono pagati quattro volte l’anno, uno per ogni trimestre di attività del lavoratore. In base al tipo di contratto e alla durata, che può essere determinata o indeterminata, l’Inps invia i relativi avvisi perché il datore saldi quanto dovuto.

Insieme alla quota oraria, Inps prevede il pagamento della quota di vitto e alloggio calcolata in base al numero di ore per cui è stipulato il contratto. Inoltre, al lavoratore si riconosce anche il diritto alla tredicesima, la cosiddetta gratifica natalizia. Come avviene per i lavoratori dipendenti più propriamente intesi, anche il collaboratore domestico può riceverla una tantum, a dicembre, oppure suddivisa nel calcolo della tariffa oraria. 

In base al calcolo complessivo della tariffa oraria che include anche gli indennizzi, oppure in base alle ore settimanali di impiego, si calcolano anche gli importi contributivi che il datore deve corrispondere all’Inps per conto del lavoratore.

Il datore di lavoro in questo caso non funziona come sostituto d’imposta, cioè non si fa carico direttamente della quota che spetta al lavoratore. Questi dovrà corrispondere per proprio conto della cifra dovuta sul totale del compenso orario che riceve.

Mettere in regola conviene a tutti

Sia il lavoratore che il datore di lavoro sono tutelati dalla regolarizzazione dell’assunzione. Infatti Inps prevede una serie di agevolazioni fiscali per i datori di lavoro che pagano con regolarità e puntualità i compensi dovuti al dipendente.

Si può richiedere un’agevolazione sulle imposte sul reddito fino a un massimo di 1.549,36 € l’anno a titolo di detrazione sul reddito imponibile. Quindi diminuisce il carico fiscale per quei datori di lavoro che si servono di una persona per lo svolgimento delle mansioni domestiche. Sufficienti per acquistare attrezzature da far risplendere la casa, dalla scopa a vapore più venduta a una serie di elettrodomestici utili per velocizzare il lavoro.

Chi si serve di addetti all’assistenza di persone non autosufficienti ha diritto a una detrazione del 19% dall’imposta lorda, rispetto alle spese sostenute per l’assunzione del lavoratore. In questo modo è possibile contare su una detrazione massima di 2.100€ sul calcolo delle imposte da versare annualmente. Questo si applica alla persona non autosufficiente, oppure può essere il familiare che si fa carico delle spese a rivalersi di questa agevolazione fiscale.

 

 

 

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