Come riconoscere i simboli di riciclo della differenziata sulle confezioni

Ultimo aggiornamento: 03.12.21

 

Per una corretta raccolta differenziata è importante prestare attenzione ai simboli di riciclaggio presenti sulle etichette, in modo da capire come suddividere i rifiuti nelle nostre pattumiere. Già, più facile a dirsi che a farsi visto che spesso sembrano scritti in arabo, ma si tratta comunque di un piccolo sforzo da fare per offrire il nostro contributo alla tutela dell’ambiente.

 

Quando facciamo la raccolta differenziata capita spesso di imbattersi nel logorante dilemma “E adesso questo dove lo butto?”. Tra tante sigle, loghi e figure geometriche incomprensibili è piuttosto facile confondersi, anche perché spesso non si conoscono i simboli di riciclaggio che compaiono sugli incarti e gli imballaggi dei prodotti che compriamo e utilizziamo quotidianamente.

Per compiere scelte e acquisti responsabili è, quindi, importante capire come gestire correttamente i rifiuti riciclabili, in modo da sprecare il meno possibile e salvaguardare le preziose risorse naturali a nostra disposizione. Ecco spiegati nel dettaglio i significati dei loghi internazionali più diffusi per iniziare a familiarizzare con i principali simboli della raccolta differenziata.

 

Il nastro di Moebius

Il nastro di Moebius è il simbolo di riciclo per eccellenza e logo internazionale che indica la riciclabilità di carta e cartone. Creato nel 1971 da Gary Anderson, quando è apposto su incarti e imballaggi di un oggetto segnala che quel prodotto è composto da un materiale riciclabile e, quindi, conferibile nei contenitori della raccolta differenziata per essere recuperato e rinascere a nuova vita.

Sebbene il suo utilizzo non sia disciplinato da alcuna autorità ufficiale come marchio registrato, l’Associazione francese dei produttori e dei consumatori di carta riciclata (APUR) ne disciplina l’apposizione su tutti i packaging realizzati con almeno il 50% di fibre di cellulosa riciclate nel rispetto della normativa UNI EN ISO 14021 dell’Organizzazione Internazionale di Normazione, che a sua volta fissa i principi base per l’autodichiarazione ambientale dei prodotti.

 

Triangolo di frecce

Una variante del nastro di Moebius è il logo costituito da tre frecce di colore nero che si susseguono formando un triangolo. Al suo interno viene inserito un numero da 1 a 6 che corrisponde a un determinato codice di riciclaggio, indicando la tipologia di plastica utilizzata per la realizzazione di quell’imballaggio. Se nel logo è presente il codice riciclo 07 significa che il prodotto non è riciclabile e va quindi gettato nel bidone dell’indifferenziato.

In alcuni casi il valore numerico viene sostituito dalla sigla PET (polietilene tereftalato/polietilentereftalato), PE (polietilene), PP (polipropilene/moplen), PVC (cloruro di polivinile) o PS (polistirolo/polistirene), che indicano il materiale plastico con cui è fatto l’oggetto.

 

Esagono

Avete presente quell’esagono che compare solitamente sulle etichette di bottiglie e contenitori per i liquidi? Bene, anche in questo caso si tratta di un logo che serve per indicare il materiale con cui sono realizzate le confezioni di alcuni prodotti e, grazie alla sigla presente al suo interno, sarà possibile capire dove va gettato l’involucro una volta svuotato e sciacquato.

Oltre alle canoniche sigle PET, PE, PP, PS e PVC, è possibile trovare anche il simbolo PI che si riferisce all’impiego di materiali poliaccoppiati e non separabili – come per esempio carta+plastica, plastica+alluminio o carta+alluminio – che in genere non sono riciclabili.

Se la sigla presente all’interno dell’esagono è AL (il simbolo dell’alluminio) o ACC (il logo dell’acciaio che troviamo solitamente sulle etichette delle bombolette spray), il prodotto può essere gettato insieme alle lattine, mentre il simbolo del vetro VE ci permette di riconoscere le bottiglie e i barattoli prodotti con un unico tipo di vetro da destinare alla raccolta differenziata.

Infine i rifiuti contrassegnati con il marchio CA, pur essendo realizzati con cartone accoppiato ad altri materiali (come nel caso del tetrapak), sono composti riciclabili che si possono buttare tranquillamente nel bidone della differenziata insieme alla carta.

 

Il cestino dei rifiuti

L’icona che raffigura un uomo intento a gettare un rifiuto in un cestino indica che il contenitore non va disperso nell’ambiente dopo l’utilizzo. Quindi, anche se siamo fuori casa, ci invita a conservare la confezione anziché abbandonarla in un luogo pubblico qualora nelle vicinanze non fosse presente un apposito contenitore.

 

Appiattire dopo l’uso

Un altro simbolo caratteristico che appare su alcuni packaging (come il tetrapak del latte e le bottiglie di plastica) è quello che segnala che il contenitore va compresso o appiattito prima di cestinarlo per ridurne il volume e l’impatto ambientale, visto che un rifiuto poco ingombrante occupa meno spazio sia nei bidoni di casa sia nelle discariche.

 

Punto Verde o Der Grüne Punkt

Il simbolo di riciclo vettoriale costituito da due frecce verdi che si inseguono indica che l’azienda produttrice aderisce a un apposito sistema di raccolta degli imballaggi o ha pagato una tassa anticipata per il loro smaltimento, ma non fornisce alcuna informazione precisa sulla riciclabilità del prodotto.

 

Logo Ecolabel

Mai sentito parlare del logo Ecolabel? Si tratta di un simbolo, costituito da un fiore stilizzato con le dodici stelle dell’UE disposte in cerchio e la scritta “Ecolabel” associata al sito di riferimento del marchio, che attesta la qualità ecologica del prodotto nel rispetto delle norme di ecosostenibilità sancite dall’Unione Europea.

In altre parole, testimonia il ridotto impatto ambientale dell’imballaggio, certificato secondo i criteri che, dal 1992 a oggi, sono ritenuti validi e attuali dalle principali associazioni ambientaliste e dei consumatori.

 

Simbolo RAEE

Il simbolo RAEE, composto da un bidone sbarrato con una croce e che ritroviamo stampato sui dispositivi elettrici o elettronici, indica che i rifiuti derivanti da queste apparecchiature non vanno assolutamente buttati nella spazzatura generica ma conferiti in appositi contenitori o presso le isole ecologiche comunali attrezzate perché non sono biodegradabili e contengono sostanze estremamente tossiche per l’ambiente.

Pertanto, anche se troviamo dei piccoli scarti elettronici (come componenti di vecchi cellulari, telecomandi e caricabatterie) sotto il divano, in fondo a un cassetto o incastrati nel tubo per aspirapolvere facciamo la scelta giusta e smaltiamoli in modo corretto.

 

Loghi PEFC e FSC

Introdotto per la prima volta nel 1998, il logo PEFC rientra tra i simboli di riciclo riconosciuti a livello mondiale che permettono di identificare i prodotti realizzati con almeno il 70% di materiali provenienti da fonti controllate e foreste gestite in modo sostenibile. L’acronimo PEFC sta per “Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes” ed è spesso associato al marchio di certificazione FSC (Forest Stewardship Council) a garanzia che l’intera filiera legno-carta deriva da una gestione forestale rispettosa dell’ambiente.

 

 

 

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