Come abbassare il pH della piscina senza utilizzare prodotti chimici

Ultimo aggiornamento: 23.09.21

 

Avere una piscina nel proprio giardino è considerato un lusso, poiché necessita di molti litri d’acqua e di una costante manutenzione.

 

La desideravate da tempo, avete messo i soldi da parte, chiamato il termoidraulico, l’impresa edile, chiesto i dovuti permessi e finalmente ora avete la piscina dei vostri sogni. Purtroppo però, usarla poco o al contrario invitare gli amici a fare baldoria e infine sciogliere all’interno un paio di sacchi di cloro il giorno dopo non basterà a rimediare e non necessariamente farà ritornare l’acqua pulita.

La piscina infatti, per quanto possa sembrare superficiale o esagerato, ha bisogno di una manutenzione costante, affinché sia sempre limpida e soprattutto priva di funghi e batteri. Il problema infatti, è principalmente relativo alla proliferazione di microrganismi, che possono causare micosi della pelle e altre problematiche spiacevoli per voi e i vostri ospiti.

Per evitare tutto ciò è necessario tenere sotto controllo il pH dell’acqua, che dovrebbe generalmente rientrare tra 7.2 e 7.6. Ma cosa indica tale valore? E in che modo è possibile misurarlo? In questo articolo proveremo a spiegarvi come fare, inoltre, potrete trovare alcuni rimedi per evitare di utilizzare prodotti chimici.

 

Che cos’è il pH?

Si tratta di un’unità di misura utilizzata per conoscere l’acidità o la basicità di un elemento, come potrebbe essere l’acqua, un cibo, un composto chimico oppure organico, per esempio le urine. Venne creato da un chimico danese nel 1909: la lettera p simboleggia l’attività del catione ossonio in acqua, responsabile dell’acidità di un liquido, calcolato tramite un logaritmo in base 10 e scritto anteponendo il segno meno.

È il terzo elemento di idrogeno della formula H₃O, e viene applicato per molteplici usi, a livello medico, nutrizionale e altri. Viene identificato tramite una scala che va da un minimo di zero, che indica un pH basso, fino a un massimo di 14, dove sette corrisponde al valore neutro dell’acqua distillata a 25 °C. Tra i metodi più efficaci per effettuare il calcolo vi è l’elettricità, che misura la concentrazione di ioni di idrogeno, o attraverso il contatto con sostanze chimiche come la fenolftaleina, il rosso metile o il blu di bromotimolo.

Tali elementi sono generalmente contenuti all’interno degli indicatori universali, conosciuti anche come cartine tornasole, che in base al risultato ottenuto tramite avvicinamento o immersione cambiano tonalità, e mostrano un pH alto oppure basso a seconda del colore ottenuto dopo pochi minuti. Il valore acido di norma viene individuato tramite il rosso o il giallo, mentre quello basico con il blu, passando per il verde chiaro o scuro in prossimità del sette, ovvero neutro.

 

Chiamare un esperto

Se non avete voglia di cimentarvi in particolari imprese, se non avete nessuna conoscenza della chimica, temete di creare danni e preferite delegare il compito a qualcun altro, l’ideale sarebbe affidarsi a una ditta specializzata, che verrà presso il vostro domicilio per poter effettuare un pool tester, chiamato anche test acqua piscina, che tramite un apposito kit sarà in grado di conoscere il pH e modificarlo fino a ottenere il valore corretto.

Viene generalmente utilizzata una sostanza conosciuta con l’acronimo DPD, ovvero il dietil-p-fenilendiammina, che identifica la quantità di cloro residua che reagisce all’unione dei due elementi e quella totale presente nella vasca.

Il metodo più semplice per riportare il pH al livello corretto è utilizzando l’idrogenosolfato di sodio, un sale inodore e incolore ottenuto dalla reazione tra l’acido solforico e il cloruro di sodio allo stato solido. Viene venduto all’interno di sacchi e va utilizzato in quantità pari a 5-10 g per ogni 100 m³.

Ma l’acido cloridrico a cosa serve? Per riportare il valore nel range appropriato, che corrisponde generalmente a 7.2, è necessario utilizzare una sostanza chimica, per l’appunto l’acido cloridrico, gergalmente detto cloro, che acidifica l’acqua, elimina i batteri e la rende nuovamente limpida. Si tratta del metodo più adoperato, sia dai possessori di piscine, sia dalle imprese di pulizie specializzate, poiché più sicuro e senza dubbio maggiormente efficace rispetto alle tecniche fai da te, che potrebbero non rivelarsi abbastanza valide.

Come abbassare il pH della piscina senza utilizzare prodotti chimici?

Fare il bagno nell’acqua stagnante è davvero pericoloso: può causare prurito, malattie della pelle, irritazioni e bruciore agli occhi. Le cause di un pH troppo elevato potrebbero essere molteplici: per esempio, l’utilizzo di disinfettanti come l’ipoclorito di sodio o il bromo, il clima eccessivamente caldo, la pioggia, e l’utilizzo della vasca da parte di persone poco rispettose, che potrebbero aver considerato la piscina al pari di un W.C. Qualora vogliate utilizzare metodi alternativi al bisolfato di sodio, è possibile provare ad abbassare il pH tramite l’elettrolisi del sale con ottimi risultati.

Per farlo però, è necessario procurarsi un apparecchio specifico da inserire sul fondo della piscina, il quale trasformerà il sale, anche quello da cucina, in acido ipocloroso, che ossidandosi disinfetterà e purificherà l’acqua. Tuttavia, anche con questo rimedio non è possibile rinunciare completamente al cloro, che dovrete comunque sciogliere di tanto in tanto nella vasca nelle quantità indicate sulla confezione.

 

La manutenzione al primo posto

Il modo migliore per evitare di dover tenere sempre sotto controllo il pH piscina è pulendola spesso e non soltanto durante la stagione estiva, in cui il suo utilizzo aumenta esponenzialmente dopo quasi 12 mesi di inattività. Svuotare la vasca nei mesi invernali potrebbe rappresentare un’ottima soluzione, tuttavia, si tratta di un enorme spreco di acqua, soprattutto se si tratta di superfici molto ampie e profonde per le quali sono necessari dai 1.000 fino ai 2.500.000 litri.

Per questo motivo, è consigliabile effettuare una manutenzione di tanto in tanto nel corso dell’anno e infine, giornalmente in estate, affinché l’acqua possa risultare sempre pulita o quantomeno priva di batteri e impurità.

Un ottimo metodo per non utilizzare prodotti chimici è immergendo un robot da piscina all’interno della vasca: si tratta di un particolare macchinario in grado di aspirare anche i più piccoli detriti e arrampicarsi su tutte le superfici, anche quelle verticali. In ogni caso, per una questione di igiene e di sicurezza riteniamo necessario controllare settimanalmente il pH dell’acqua e, all’occorrenza, versare almeno 10 g di cloro ogni 1.000 litri.

 

 

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